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Il PD critica la scelta dei Pennelli a mare come irresponsabile perché scarica l'erosione sulle spiagge non protette

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L’amministrazione comunale ha scelto di procedere con un intervento parziale e sbagliato sulla difesa della costa tra Foce Sisto e Badino, finanziando con 1.200.000 euro solo una parte del progetto complessivo: due nuovi pennelli a mare e la modifica di un terzo già esistente, lasciando scoperti ampi tratti di spiaggia.

È un fatto tecnico incontestabile: i pennelli a mare, se realizzati in modo incompleto, non risolvono l’erosione ma la spostano. Trattengono la sabbia in un punto e scaricano il problema sulle spiagge non protette, che subiscono un’accelerazione dell’erosione e l’arretramento della linea di costa.

Ma c’è un elemento che rende questa scelta ancora più grave e incomprensibile.

La Regione Lazio ha già chiesto la revisione del progetto di difesa costiera del Comune di Latina, che prevedeva anch’esso l’utilizzo dei pennelli a mare. Lo stop è arrivato per motivazioni precise, messe nero su bianco:

  • criticità legate agli effetti sottoflutto,
  • rischio di aggravamento dell’erosione nei tratti limitrofi,
  • necessità di una valutazione più approfondita degli impatti ambientali e della sostenibilità complessiva dell’intervento.

Di fronte a queste motivazioni – riconosciute dalla stessa Regione – è del tutto inspiegabile che a Terracina si scelga di andare avanti senza alcuna revisione, riproponendo lo stesso schema già contestato altrove.

Siamo di fronte a una doppia incoerenza:

  • la Regione chiede approfondimenti e prudenza su Latina;
  • il Comune di Terracina procede invece con un intervento parziale, senza garanzie di completamento e senza valutare alternative meno impattanti.

Questa non è programmazione. È ostinazione politica.

Difendere la costa non significa aprire cantieri “a pezzi” e sperare che i danni si fermino dove conviene. Significa assumersi la responsabilità delle conseguenze. E qui le conseguenze sono già scritte: nuova erosione sulle spiagge escluse dai pennelli e nuovi costi pubblici per rimediare a errori annunciati.

Per questo chiediamo:

  • lo stop immediato dell’intervento parziale;
  • una revisione complessiva del progetto, come già avvenuto per Latina;
  • il coinvolgimento della Regione, di competenze scientifiche indipendenti e delle comunità locali;
  • la valutazione seria di soluzioni alternative e più sostenibili.

La costa non è un laboratorio di esperimenti. E Terracina non può permettersi di ripetere errori che altrove sono già stati riconosciuti come tali.

Il segretario Pd Terracina
Pierpaolo Chiumera

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